La visione etica dell'Istituto: verso un concetto universale e più ampio, nel più ampio rispetto per le scelte individuali. Libertà, giustizia, coerenza, rispetto per le diversità: i fondamenti dell'opera dell'Istituto.
Dal latino cohaerere (essere congiunto, stare unito), coerenza significa restare coesi, integri, interi; e questo vuol dire innanzitutto essere coscienti di ciò che si è, indipendentemente dal giudizio che gli altri ne danno. In un ordinario sistema di valori, un individuo è accettato quanto più egli si attiene alle aspettative della comunità. Il suo grado d’identificazione con i doveri inerenti al sistema rappresenta la misura della stima di cui gode presso gli altri. Si tratta di un circolo vizioso: la morale limita l’esperienza inducendo il senso di colpa per ogni moto verso il nuovo e ciò produce un’identificazione con il senso del dovere corrispondente.
Questo meccanismo porta lentamente alla rinuncia e alla frustrazione, dalla quale non si riesce ad uscire se non cercando gratificazione attraverso il riconoscimento, per arrivare ad un’affermazione di sé nella comunità. Per ottenere ciò, l’individuo si conforma alle aspettative degli altri, sostituendo il piacere a cui ha rinunciato, con la considerazione e la stima altrui. Il prezzo da pagare – carissimo – è la negazione di se stessi, nella costruzione di una personalità fittizia strutturata per andare incontro alle attese.
Al contrario, la vera libertà consiste nel “lusso di deludere”, poiché il giudizio degli altri non ha niente a che vedere con il nostro reale valore. Occorre rompere il connubio affermazione-gratificazione: un’impresa titanica che presenta in alcuni casi il conto della solitudine, una battaglia d’integrità durante la quale si risponde solo alla propria coesione individuale e in cui il nemico da battere si chiama “credito altrui” e “considerazione”.
D’altronde, l’uomo non esiste in quanto unità singola e separata. Come ogni cosa al mondo – dall’atomo agli habitat più complessi – egli vive in una comunità, che in fondo è la vera sede della sua esperienza. Ipotizzando una struttura sociale che preveda unità singole svincolate da un’interazione e una cooperazione reciproca, assisteremmo alla nascita della follia su vasta scala. Nessun cambiamento è dunque veramente importante se non conduce necessariamente alla comunità. Il lavoro personale, la ricerca di un’espressione libera e matura, deve servire alla comunità, e il successo del singolo si misura proprio sulla base di una maturazione dell’intero gruppo cui egli appartiene.
Tuttavia, se prima non ci liberiamo dalla schiavitù data dal bisogno di ricevere la stima e il riconoscimento degli altri, non possiamo realizzare quell’integrità e coerenza con la nostra coscienza, che rappresentano la pietra angola di un’Etica matura ed evoluta. Ecco perché la Ricerca e la Formazione Interiore sono tanto importanti; si tratta di un percorso individuale che permette di raggiungere il centro di se stessi, per riconoscersi e percepirsi prima e a prescindere dalle opinioni altrui. Raggiungendo questa sicurezza, data dalla consapevolezza di sé, diventa possibile aiutare gli altri, in modo coerente ed etico.
Dedicarsi agli altri è la cosa più utile da fare.
La vera libertà consiste nel “lusso di deludere”, poiché il giudizio degli altri non ha niente a che vedere con il nostro reale valore. Occorre rompere il connubio affermazione-gratificazione: un’impresa titanica che presenta in alcuni casi il conto della solitudine, una battaglia d’integrità durante la quale si risponde solo alla propria coesione individuale e in cui il nemico da battere si chiama “credito altrui” e “considerazione”.