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Un film interessante, e… molto strano. Estremamente particolare nella sua architettura d’assieme, in cui s’intrecciano storie diverse di personaggi appartenenti a differenti strati sociali di Los Angeles.
Non si può affermare che esista una storia precisa; piuttosto, una serie di fotografie del quotidiano d’individui destinati a incontrarsi nel viaggio caotico della vita.
Nella tradizione tibetana esiste un genere di musica rituale che, per chi non ne sia avvezzo, è colta come un’accozzaglia informe di rumori, dove trombe, cimbali, campanelli, tamburi e voci, si sovrappongono in un assieme volutamente caotico, che rappresenta il Samsara, ossia il frastuono illusorio dell’universo in evoluzione.
Questa potrebbe essere la chiave di lettura del film “Crash”. La circonvoluzione dei personaggi, che ruotano attorno ad una trama disordinata (con un suo ordine interno rivelato solo alla fine), possiede tutta la natura disperata e conflittuale di una certa America.
Per un lungo periodo di tempo l’atmosfera del film può essere percepita come opprimente, con alcune scene di violenza che – lette obbiettivamente – sono molto al di sotto della violenza gratuita alla quale ci ha abituati la cinematografia statunitense, ma che per il realismo e la maestria nella direzione di Haggis e la recitazione degli attori, colpiscono in faccia come un pugno.
Il film ha un suo messaggio, e per i tempi che corrono, può essere considerato assai prezioso: “Le cose della vita non sono mai come appaiono”. Dietro al bello può celarsi il brutto e dietro al brutto il bello. L’esistenza è un’infinita concatenazione di cause ed effetti, per non essere schiavi della quale occorre realizzare qualcosa di molto profondo all’interno di se stessi.
La pellicola non fornisce quest’ultima lettura. Gli autori del film hanno voluto tracciare la loro percezione della natura di una vita, in cui ogni persona è una pedina destinata a cozzare contro le altre, senza possibilità di scegliere la traiettoria da prendere. Non condividiamo questa visione. Al contrario, è possibile scegliere la direzione verso la quale dirigersi; ma è vero che per farlo, occorre acquisire qualcosa che la nostra società non ci trasmette.
Crash è un film che esprime una profonda dolcezza nascosta nella violenza e nella disperazione di eventi ai quali sembra impossibile sottrarsi. Non è detto che tutti riescano a cogliere questa dolcezza. Sicuramente, non è una pellicola da guardare in un periodo di pessimismo e depressione. È comunque un film che spinge alla riflessione.
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