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Hero, di Zhang Ymou, è un film difficile da definire. Qualche critico lo ha inserito nel filone dei film di arti marziali. Come collocazione è piuttosto riduttiva, anche se il genere ha prodotto, soprattutto negli ultimi anni, pellicole di alto livello.
Hero è piuttosto un film sullo spirito, sul cuore, di una certa Cina. Normalmente un occidentale, giudicando il lavoro di Zhang Ymou, si ferma sulla storia, su ciò che le immagini descrivono e le parole rivelano. Tuttavia, per capire il mondo interiore che il film esprime, si deve essere sensibili anche al modo in cui la narrazione e le sequenze sono presentate, come ai suoni e alle musiche.
Esiste, per così dire, il film in se stesso, ma anche un altro “film” che lo contiene, rappresentato da un certo tipo di sensibilità orientale incarnata velatamente nelle scelte del regista, con tutto ciò che riguarda la scenografia, la coreografia e la fotografia, ed anche la struttura di post-produzione, con il ritmo del montaggio e quanto concerne la fonica, gli effetti e la colonna sonora.
In altre parole, il suono di una goccia che cade, o il fruscio di una veste o delle foglie, o ancora lo sciacquio di una superficie acquea colpita dal metallo di una spada, non sono semplici ingredienti della sensibilità artistica dello staff che ha reso esecutiva questa pellicola, ma un codice linguistico raffinato e complesso, che affonda le sue radici nella cultura estremo orientale, con analogie e contatti nella rappresentazione dei suoi due più famosi portavoce: la Cina e il Giappone.
Le arti marziali, è vero, apparentemente hanno espresso molto di quest'antica cultura; ma forse è meglio affermare che in esse un certo spirito diafano e passionale (estremi difficilmente conciliabili per la mente occidentale), tipico di un aspetto della sensibilità estremo orientale, ha trovato la sua ideale forma espressiva.
Qui, principi quali l'onore, il sacrificio, la lealtà, la forza e il dono di sé per una giusta causa, coincidono con la passione estrema e l'eterea consapevolezza che la realtà della materia si compie prima nella mente, e prima ancora nel cuore. Il modo di compiere un gesto o di perseguire un obiettivo, è forse più importante del gesto stesso e del medesimo obiettivo. In questa visione del mondo, la causa precede l'effetto, e quest'ultimo deve possedere semplicemente la perfezione e l'irrilevanza di una foglia trasportata dal vento.
Se si riesce a comprendere questo, allora si può affermare che questa pellicola, a prescindere dalla narrazione, descrive il regno spirituale delle arti marziali estremo orientali. Non le descrive nei molti combattimenti eseguiti con grande perizia, ma nell'ancor più grande maestria con cui il regista ha voluto interromperli, con immagini dalla semplice apparenza estetica, come l'acqua che scivola lungo la lama di una spada, o la mano del musicista che tocca le corde del suo strumento (descrivendo, per chi può comprenderlo, le fasi mentali di un combattimento).
Proprio in questi spazi, che sottolineano il vuoto in cui si compie l'azione, risiede il segreto di una cultura meravigliosa e antichissima.
Il film può sicuramente annoiare molte persone. La sua bellezza estetica è di altissimo livello, ma impallidisce di fronte all'incredibile numero di messaggi che si possono cogliere fra le righe, tra luci e ombre, mutamenti di colori, stoffe roteanti e dettagli mirabilmente fotografati dagli operatori.
Peccato che la vita d'oggi corra troppo veloce, mentre questa pellicola segue i tempi d'altri mondi (benché non paragonabili ad altri capolavori della cinematografia orientale, come ad esempio “Morte di un maestro del the”).
E' un film consigliabile per chiunque abbia interesse a lasciarsi attraversare da un mondo perduto, che può ancora essere riscoperto all'interno di se stessi e, in parte, vissuto persino nella nostra epoca, nella vita di tutti i giorni. Per chi non è interessato a questo, rimane un quadro d'autore.
Questa rubrica riunisce consigli, indicazioni e suggerimenti sui più diversi ambiti: dall'editoria. alla musica, al teatro, alla salute, e ai vari aspetti della quotidianità, con anche approfondimenti sulle discipline trasmesse dall'Istituto.
Suggerimenti "confidenziali", che non vogliono altro che offrire ai nostri visitatori. un diverso punto di vista, uno spunto di riflessione, un parere o semplicemente una recensione di opere che ci hanno per qualche ragione colpito particolarmente.