La visione etica dell'Istituto: verso un concetto universale e più ampio, nel più ampio rispetto per le scelte individuali. Libertà, giustizia, coerenza, rispetto per le diversità: i fondamenti dell'opera dell'Istituto.
Dal 1976 ad oggi, negli Stati Uniti d’America sono state eseguite 859 sentenze capitali, di cui 359 negli ultimi cinque anni.
In Nigeria, una donna attende di essere lapidata perché ha avuto un figlio senza essere sposata. Il padre del bambino ha negato la sua responsabilità: secondo la legge coranica, per provare la sua colpa occorre la testimonianza di quattro uomini che abbiano assistito all’atto sessuale “illegale”.
In Cina è stato messo a punto un “furgoncino letale”, un veicolo attrezzato per esecuzioni rapide e senza dover trasferire il condannato. Solo la provincia di Yunnan ne ha in dotazione 18.
In Arabia Saudita , nel febbraio 2003, un giovane è stato condannato a morte per aver insultato la religione del suo compagno di stanza
"Le manette mi sono state tolte solo 30 minuti prima del parto", racconta Warnice Robinson, che partorì mentre era detenuta in un carcere dell’Illinois. Le manette sono usate, inoltre, per incatenare le donne ai letti d'ospedale, anche se sono gravemente ammalate o incapaci di muoversi, e tanto meno di fuggire.
In El Salvador, tra il 1980 e il 1991, 75.000 persone hanno subìto gravi violazioni dei diritti umani, comprese esecuzioni extragiudiziali, torture e "sparizioni".
Nel mondo ci sono 250 milioni di bambini, tra i 5 e i 14 anni, che lavorano. In Pakistan o in India, i bambini lavorano anche 12 ore al giorno, per produrre a mano palloni da calcio, da rugby e scarpe da ginnastica. In Brasile 7 milioni di bambini vengono sfruttati per produrre soprattutto calzature per l’export (il 20% del reddito è garantito dal lavoro minorile).
Il 5 giugno del 1997, Costica, un bambino rumeno di dieci anni, per il furto di due gelati viene minacciato di essere gettato giù da un ponte, costretto a togliersi i pantaloni, picchiato con un manganello, e preso a pugni e calci. Un sergente gli punta l’arma addosso e minaccia di sottoporlo al rotisor (la vittima viene legata a un’asta e picchiata). Due donne in uniforme assistono senza intervenire.
Nel marzo 1994 S., una ragazza di 15 anni è stata ripetutamente violentata nella sua abitazione di Chel Sotton, un distretto della capitale Kabul, da un gruppo di miliziani che avevano appena ucciso suo padre perché continuava a mandarla a scuola. Molte donne si sono suicidate per evitare di fare la stessa fine di questa ragazza.
Le mutilazioni genitali femminili sono probabilmente la più sistematica e diffusa violazione dei diritti umani cui sono sottoposte le donne nel mondo. Soltanto in Africa si stima che siano oltre 135 milioni le bambine, le ragazze e le donne mutilate. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, ogni anno vengono mutilate 2 milioni di ragazze, circa 6000 al giorno.
Questo non è che un breve estratto delle centinaia di notizie che provengono ogni giorno dal mondo. Ma allora qual è giustizia? E cosa è veramente giusto?
Lo sviluppo della personalità individuale è condizionato dai primi anni di vita, risente dei modelli comportamentali della famiglia e – successivamente – del gruppo di appartenenza. Le regole di condotta prevalenti formano un sistema di valori da cui la personalità in formazione non può prescindere. Qualunque direzione si prenda nella vita, i concetti di bene e male, lecito e illecito, giusto e sbagliato, condizionano l’individuo, sviluppando un senso del dovere del tutto confacente ai dettami dell’educazione ricevuta.
È risaputo quanto la stessa azione, per un arabo, un cinese, un americano o un indiano, possa assumere significati assai differenti, ed essere giudicata secondo criteri divergenti o addirittura opposti. Senza entrare più di tanto nel merito, ciò che conta è che, a seconda di dove si nasce e in relazione alle regole dominanti, si forma un senso del dovere del tutto particolare, che tuttavia appare come valore universale. Così, ogni istanza di cambiamento viene sottoposta al giudizio di questo “guardiano”, che vigila generando un senso di colpa ogni volta che l’individuo si sente attratto da qualcosa di “diverso”.
La paura di sbagliare, di “peccare”, di essere giudicati, di venir meno al proprio dovere, fa il resto, incanalando la formazione della personalità entro binari univoci e solidissimi, che l’individuo, da solo, raramente riesce a scardinare. Dovere e paura, dunque, fanno della personalità lo scudo principale al cambiamento, la gabbia che imprigiona l’individuo nel “dover essere”, impedendogli del tutto di poter semplicemente “essere”.
Tutto ciò ha portato grandi masse umane – nei secoli – a macchiarsi di crimini tremendi, perché in un preciso momento storico, la morale religiosa o la ragion di stato lo hanno permesso. Anche individualmente, ogni essere umano si muove sulla base della ragione comune, della preoccupazione per il giudizio degli altri, del timore di sbagliare.
È difficile… molto difficile affermare cosa sia giusto e cosa sbagliato, pretendendo di stendere sull’intera umanità un manto moralizzatore che – sempre – riproduce unicamente la visione di chi lo promulga. Noi abbiamo cercato comunque di fornire una risposta, convinti che sia il dovere di ogni essere umano che abiti il terzo millennio.
La prima cosa che un bambino pronuncia nella sua vita è “NO!”. Non un “sì”, oppure “mamma”, “papà” o qualsiasi altra parola; solamente: “no”! Si tratta di un processo di costruzione della personalità individuale, attraverso cui il bambino si differenzia dall’esterno, producendo in sé la percezione di un’entità autonoma.
La negazione serve a testimoniare per la prima volta la sua esistenza al mondo. La sua voce risuona in tutto l’universo e, a parer nostro, lo muta definitivamente. Separandosi dal nucleo della dipendenza, egli testimonia se stesso e più avanti, testimonierà il suo pensiero, nella sua potente unicità. L’individuo, insomma, getta le basi per il principio più coinvolgente dell’intera sua esistenza: IL LIBERO ARBITRIO.
Questo grande dono, che ci proviene dall’origine della creazione e del quale troppo spesso ci dimentichiamo! Sicuramente – senza scomodare la filosofia, dissertando sul significato di parole come Etica e Morale – in qualità di semplici ma consapevoli esseri umani, noi possiamo esercitare il nostro Libero Arbitrio, affermando la nostra identità di esseri liberi, attraverso la negazione di ciò che nessun uomo dovrebbe accettare, quale sia la cultura e la religione che ne ha influenzato la personalità.
Diciamo dunque
NO alla negazione dell’autodeterminazione di ogni uomo.
NO alla discriminazione sessuale, razziale o di altro genere.
NO alla privazione della libertà di pensiero, di coscienza e di credo.
NO alla negazione dei diritti delle minoranze.
NO alla schiavitù e alla tortura, o alle punizioni crudeli e degradanti.
NO al sopruso e alla prevaricazione.
NO alla vita negata dei bambini nel terzo mondo. In sintesi, noi auspichiamo un mondo dove la differenza e l’unicità di ogni uomo sia vista come patrimonio inscindibile di tutta la comunità, e fonte preziosa di arricchimento per tutti.
Fotografie tratte dall’evento organizzato dall’Istituto per l’Evoluzione Armonica dell’Uomo, in favore di Amnesty International, avvenuto il 3 dicembre 2005, sotto il patrocinio della Regione Lombardia e del comune di Salso Maggiore, con la partecipazione del Lama tibetano Geshe Gedun Tharchin.
I valori su cui è fondato l’Istituto per l’Evoluzione Armonica dell’Uomo ruotano attorno al più significativo fra tutti: la Libertà. La libertà è il bene più prezioso per l’essere umano e la più grande conquista di ogni popolo. Esistono due tipi di libertà: quella esteriore – sociale e collettiva – e quella interiore e individuale. La libertà esteriore è nelle mani di coloro che si sono assunti la grande responsabilità di promulgare le leggi, di valutarne la praticabilità, di proteggerle e applicarle con saggezza ed equità. La libertà interiore consiste invece nella capacità, per ogni uomo, di emancipare il proprio pensiero, di ascoltare la propria coscienza e di comprendere quali strade percorrere nella vita.
Per essere veramente liberi, dobbiamo prima riconoscere i condizionamenti che ci impediscono di ascoltare la voce interiore, ossia ciò che sentiamo realmente nel profondo. I fondatori dell’Istituto per l’Evoluzione Armonica dell’Uomo ritengono che il valore di questa libertà individuale e interiore sia qualcosa per cui vale davvero la pena di lottare, per conquistare la capacità di crescere nella vita secondo ciò che ognuno sente come vero