“Il sonno occupa un terzo della nostra vita. E’ la consolazione delle nostre pene, o la pena dei nostri piaceri; ma non ho mai sperimentato che il sonno fosse un riposo”.
(Gérard De Nerval)
Il sonno corrisponde ad una necessità di rigenerazione energetica di tutto l’essere umano, nelle sue componenti fondamentali. Tuttavia, se è possibile “staccare i centralini” del corpo fisico e utilizzarlo “al minimo” per le funzioni meramente vitali, le componenti emotiva e mentale continuano a lavorare anche nella fase di sonno. Occorre perciò utilizzare alcuni accorgimenti, al fine di sfruttare al meglio questo stato per una rigenerazione completa di tutto il complesso psico-fisico.
Innanzitutto osserviamo che la tendenza al sonno non necessariamente corrisponde al reale bisogno di ricarica: abbiamo già visto come la sonnolenza intervenga in stati di noia, di forzatura di un’attività di concentrazione o, spesso, come tendenza alla “chiusura” nei confronti di una vita che ci fa soffrire. In questi casi, naturalmente, è più utile un intervento sulle cause reali, piuttosto che la fuga nello stato di sonno: non vi troveremmo alcun sollievo, ma solo un rimandare - ad altro momento - il ripresentarsi dello stesso problema. In secondo luogo, sottolineiamo quanto non esista una regola univoca su condizioni e tempistiche relative al sonno: ci sono individui che necessitano di poche ore e altri che hanno bisogno di lunghi periodi; alcuni riposano meglio nelle prime ore della notte, altri negli orari che precedono e seguono l’alba, e altri ancora beneficiano di brevi momenti di sonno profondo durante il giorno, magari per prepararsi a occasioni particolarmente impegnative.
Ricordiamo che la suddivisione del tempo è un’invenzione prettamente umana. Certamente, una condizione naturale prevede l’attività nelle ore di luce e il riposo dopo il calare del sole, ma tale circostanza è stata del tutto stravolta nell’ultimo secolo, da ritmi e abitudini del tutto diversi, e la bucolica pretesa di tornare al passato, appare alquanto poco pratica e irreale (quando ormai tutto intorno a noi è irrimediabilmente mutato). Sta di fatto che gli orari d’attività sono perlopiù frutto di una convenzione sociale, che peraltro nel nostro paese è piuttosto rigida, e non permette di mangiare in orari diversi da quelli previsti (provate a entrare in un ristorante dopo le 14.00 o oltre le 23.00: la risposta è univoca: “La cucina è chiusa!”), né di trovare alcun luogo o servizio attivo al di fuori di certi orari prestabiliti (che sono quelli in cui tutti svolgono le rispettive attività, ovviamente!). Siamo spesso obbligati a dormire quando tutti lo fanno, benché il tipo di attività che svolgiamo non sempre si adatti ai tempi convenzionali.
Consigliamo quindi di rispettare – per quanto possibile – un proprio tempo specifico, che è la risultante di un tempo “biologico” individuale, adattato ad abitudini indotte dall’attività svolta e dalla necessaria alternanza di momenti ludici e “produttivi” (se lavoro fino alle 20, non posso certo andare a dormire dopo tre ore: avrò bisogno di un tempo di “decantazione”, di uno spazio abbastanza ampio da dedicare alle cose più piacevoli e intime, in maniera tale da poter ripristinare le energie consumate nell’attività lavorativa). In questo senso, è importante sottolineare che: quando non si ha sonno, non bisogna costringersi a dormire! Ciò genera solo tensione e stati di disagio.
Un suggerimento: quando, nelle ore deputate al riposo non riuscite a prendere sonno, invece di farvi prendere dall’ansia, considerate questa condizione come una specie di “regalo” per voi stessi. Alzatevi, e fate qualcosa che non potete permettervi mai, per mancanza di tempo: leggete un libro, fate movimento fisico, scrivete una lettera a una persona cara, dedicatevi a una pratica di silenzio e introspezione. In questo modo avrete trasformato in piacere un senso di disagio, e anche il vostro riposo successivo (che arriverà, non dubitate!), per quanto breve, sarà assai più corroborante. È meglio comunque dormire poco ma bene, senza rimpianti, né sensazioni di privazione o autocommiserazioni.
Può essere utile, sempre in un’ottica d’osservazione di sé e delle proprie meccaniche, procedere sistematicamente a modificare abitudini e consuetudini: provate, qualche volta, a “resistere” al sonno, o ad andare a dormire prestissimo, oppure a fissare orari di sveglia non abituali, ad alternare sonno a stati di rilassamento, e così via. Sperimentate modi diversi, e forse scoprirete risorse e possibilità che non avreste mai osato sospettare e che si adattano al vostro complesso psico-fisico, assai più di una modalità meccanica e acquisita. È oltremodo utile dedicare almeno tre momenti nella giornata al rilassamento. Bastano una ventina di minuti o una mezz’ora. Possiamo semplicemente rilasciare le tensioni e distaccarci dalle impellenze della giornata; o applicare tecniche specifiche di rilassamento, o di respirazione profonda.
La tendenza al sonno non necessariamente corrisponde al reale bisogno di ricarica: abbiamo già visto come la sonnolenza intervenga in stati di noia, di forzatura di un’attività di concentrazione o, spesso, come tendenza alla “chiusura” nei confronti di una vita che ci fa soffrire. In questi casi, naturalmente, è più utile un intervento sulle cause reali, piuttosto che la fuga nello stato di sonno: non vi troveremmo alcun sollievo, ma solo un rimandare - ad altro momento - il ripresentarsi dello stesso problema. In secondo luogo, sottolineiamo quanto non esista una regola univoca su condizioni e tempistiche relative al sonno: ci sono individui che necessitano di poche ore e altri che hanno bisogno di lunghi periodi; alcuni riposano meglio nelle prime ore della notte, altri negli orari che precedono e seguono l’alba, e altri ancora beneficiano di brevi momenti di sonno profondo durante il giorno, magari per prepararsi a occasioni particolarmente impegnative.