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Discipline formative: approfondamenti sulle discipline trasmesse dall'istituto.


Il Tai Chi Chuan (o Tai Ji Quan) è un'arte che va sempre più diffondendosi negli ultimi anni. E' un'arte marziale, anche se oggi viene proposta e praticata in molti modi e per differenti ragioni.

Per la precisione è un'arte marziale “interna”, che si propone cioè di fare uso di una qualità di energia diversa dalla forza fisica. Questa diversa energia viene chiamata chi (frequentemente si trova scritto anche ji o qi ; indipendentemente dalla grafia si pronuncia “ci”), termine che esprime in realtà un concetto più vasto di quello che in genere in Occidente viene attribuito alla parola energia. Secondo la tradizione taoista, filosofia che sta alla base del Tai Chi Chuan, il chi è l'energia della creazione. Tutto esiste grazie al chi , tutto ne è pervaso, non vi è nulla la cui esistenza e sopravvivenza non ne dipenda.

Yin e Yang sono i due aspetti polari del campo di manifestazione di quest'energia, attributi di quel Tao inconoscibile e indescrivibile, infinito contenitore di tutti gli universi e di ogni aspetto della vita.

Le illimitate variabili in cui Yin e Yang possono combinarsi, sono possibili grazie ai continui reciproci scambi di chi.

Questa energia che pervade ogni cosa pervade naturalmente anche l'essere umano che, dal canto suo, è strutturato come un modello in miniatura dell'universo. Questa similitudine, da intendersi in un rapporto macrocosmo/microcosmo, presenta dei collegamenti, delle possibilità, una sorta di porte d'accesso attraverso le quali l'uomo può aprirsi un varco verso la sua vera origine...

In quest'arte l'attenzione non viene posta sullo sviluppo dell'aggressività ma piuttosto del rilassamento, non sul piano dello scontro quanto su quello dell'armonia.

Le origini del Tai Chi Chuan vengono datate ufficialmente intorno al 1300, anche se le conoscenze che ne rappresentano le fondamenta filosofiche e pratiche sono ben più antiche. Nonostante ciò è un'arte marziale estremamente moderna e all'avanguardia che fornisce un sistema unico di concepire tanto l'avversario quanto il combattimento, tanto la propria condizione personale quanto la vita nelle sue più disparate sfumature.

Lo studio del Tai Chi Chuan si condensa prevalentemente nell'esecuzione di una sequenza di movimenti – chiamata “forma” – che si svolge in modo lento e continuo, fluido, morbido, lasciando appena intravedere la natura marziale che ne sta alla base, tant'è che spesso il profano lo scambia per una danza. L'armonia e il rilassamento che arriva ad esprimere il praticante esperto sono però il frutto di un lungo e paziente lavoro che riguarda non solo il corpo ma tutta la struttura della persona: la capacità di concentrarsi, l'equilibrio, le dinamiche emotive, la respirazione... tutto viene coinvolto. Man mano che lo si esercita diviene in effetti un vero e proprio cammino di espressione del potenziale che ogni uomo cela in se stesso.

Ho iniziato a praticare Tai Chi Chuan oltre venti anni fa, e con queste righe il mio intento è di comunicare l'importanza che ha avuto per me un aspetto di quest'arte che di solito viene solo accennato. Ciò che personalmente ho trovato di più prezioso in questa disciplina è che può essere una via alla conoscenza di sé e allo sviluppo di una maggiore consapevolezza nella vita. “Può essere” e non “è” perché molto dipende da come viene praticata. Ma per essere più chiaro nella spiegazione di quanto ho ora affermato bisogna che tracci un percorso ideale di cosa significa praticare Tai Chi Chuan.

Quando accostai quest'arte, mi sentivo goffo, pesante e rigido nel muovermi ed ero anche molto timido. Le mie articolazioni erano deboli e rigide, le ginocchia spesso doloranti e la mia postura era china, come di chi porta un grande peso che lo opprime. Non avevo la benché minima consapevolezza del mio corpo, del respiro e nemmeno del mio spazio vitale. Ero pieno di pregiudizi verso tutto e tutti, me compreso.

Ho scoperto nel tempo e con la pratica che questi atteggiamenti non erano una mia esclusiva ma piuttosto la condizione nella quale versa più o meno tutto il genere umano. Tutto questo è molto più grave di quanto possa apparire ad una prima e superficiale valutazione. Vivere in una condizione di tensione e chiusura alla vita, bloccare continuamente la propria espressione ed energia, sentirsi confinati all'interno di limiti irreali che solo condizionamenti e convenzioni hanno tracciato... tutto questo fa ammalare, ed uccide lentamente la voglia di vivere, prima ancora di danneggiare il corpo ed il sistema nervoso.

Il Tai Chi Chuan insegna a “nuotare contro corrente”. Insegna a toccare la vita e a lasciarsi toccare dalla vita. Cura il corpo e lo spirito di chi lo esercita con costanza e passione, accompagnando passo dopo passo il praticante a sperimentare ed esprimere livelli sempre maggiori di sensibilità. Lo fa in modo sistematico, se ci si dedica alla pratica con attenzione.

All'inizio è indispensabile imparare a rilassare il corpo e la mente. Quando si arriva nel luogo di pratica, spesso dopo una giornata di lavoro, si è stanchi e appesantiti da mille problemi, che si riflettono anche sul corpo. La cultura occidentale non insegna ad ascoltare il corpo, che invece è uno specchio della condizione generale della persona. Imparare ad individuare contrazioni e tensioni fisiche, e quindi a rilasciare muscoli e tendini, non è solo il modo migliore di accostarsi al Tai Chi Chuan ma anche un modo di aver cura di se stessi.

La prima cosa da comprendere è che il Tai Chi Chuan non può essere appreso in modo profondo attraverso lo “strumento mente”, perché la mente per capire ha la necessità di sezionare, separare e creare degli schemi più o meno rigidi, dei blocchi in cui inserire informazioni per produrre una comprensione razionale.

Invece il Tai Chi Chuan è essenzialmente unità : mente, corpo, sfera emotiva, determinazione, devono essere addestrati – senza che la mente si disperda in dubbi e domande che solo attraverso il lavoro pratico troveranno risposta – e operare contemporaneamente e all'unisono per produrre un'azione pura e generare così uno stato di armonia. In questo modo l'intima essenza del praticante affiora sempre di più, l'energia interna si libera e si sviluppa la vera intuizione, intesa come capacità di cogliere aspetti della vita in modo diverso, a partire da un ascolto profondo di se stessi e dell'ambiente in cui si vive.

All'inizio tutto questo è estremamente distante dalla condizione del principiante e i primi passi sono in genere tutt'altro che gratificanti. Quando ci si accosta non si ha in genere la minima consapevolezza del corpo, del respiro, immancabilmente destra e sinistra vengono confuse... Così perfino il cercare di restare rilassati è un'impresa titanica. Eppure il rilassamento è fondamentale in questa pratica: senza di esso, il chi non può in nessun modo iniziare a circolare liberamente. Ma mantenerlo richiede un'attenzione continua e un ascolto del corpo costante, il che coinvolge necessariamente anche la mente che di solito – si scoprirà – non riesce a rimanere focalizzata su un singolo punto per più di qualche secondo.

In effetti un altro punto importante è l'osservazione delle dinamiche della mente, la quale andrebbe sempre mantenuta concentrata nel Tan Tien – un punto fondamentale della pratica del Tai Chi Chuan e che per ora definirò semplicemente come il “baricentro fisico ed energetico dell'essere umano”, situato all'incirca tre dita sotto l'ombelico e tre dita spostato verso la colonna vertebrale, anche se può capitare che qualche scuola ne dia una collocazione un po' diversa – proprio per impedire che l'attività selvaggia del pensiero automatico invada continuamente la pratica.

Nella tradizione quasi non esistevano spiegazioni razionali durante l'insegnamento e gli allievi semplicemente ripetevano nel modo più preciso possibile i gesti del maestro. Un atteggiamento che poco si adatta alla nostra società e ai nostri tempi, anche se indubbiamente ha molte valide ragioni. Erano tempi in cui non esistevano le armi da fuoco e la conoscenza di un'arte marziale faceva spesso la differenza. La fama dei maestri correva sulle ali del vento e chi era interessato a migliorare la sua tecnica e a divenire più forte viaggiava (spesso a piedi) per tutta la Cina sperando di incontrarli, ma senza nemmeno la certezza di poterli vedere. Ancor più frequentemente poi l'arte veniva tramandata unicamente ai parenti stretti, figli e nipoti, e neppure le figlie vi avevano accesso. Dunque chi poteva avvicinarsi all'insegnamento aveva delle motivazioni ben diverse dal mantenersi in forma o dal dissipare lo stress.

Nella moderna cultura occidentale invece pretendiamo di capire sempre tutto prima di saper fare. E' un problema, perché la maggior parte delle domande trova risposta solo nella pratica – continua e costante – e spesso non si fa che alimentare un'attività mentale già frenetica che finisce per generare solo più dubbi. Così, più si lascia spazio al pensiero automatico e ad una anarchica curiosità, più diventa inefficace la pratica. D'altro canto non siamo nella Cina del XV secolo e per molte persone è già un lusso potersi concedere una o due ore da dedicare a se stessi. Ecco allora che imparare a dominare la mente in un mondo che dalla mente è dominato diventa una cosa di estrema importanza, sia ai fini della pratica stessa sia per migliorare la qualità della vita.

Nel momento in cui si riesce a conservare una buona concentrazione durante la pratica, si può iniziare anche ad osservare un altro aspetto fondamentale dell'esistenza di ogni essere umano: la sfera emotiva, intesa come insieme di stati d'animo, sensazioni o vere e proprie emozioni. Questa dimensione è molto potente e generalmente gestisce gran parte della vita di ognuno. Solo che normalmente viene subìta, cioè non esiste alcuna possibilità di interagire con ciò che si genera dagli stati emotivi che si sperimentano, né tanto meno si è consapevoli di come e perché si vive una condizione piuttosto che un'altra. E va bene se tali stati sono di carattere positivo, che influenzano positivamente la vita. Ma spesso ci si ritrova a vivere stati negativi, molte volte senza neppure riuscire ad individuare una valida motivazione e mai la causa reale. Rabbia, paura, insoddisfazione, senso di inferiorità ecc., sono una fonte incredibile di dispersione di energia.

Osservare senza lasciarsi coinvolgere è molto difficile. Subito si tende a rifiutare certe sensazioni o a indulgere su altre, lasciando poi correre la fantasia.

Altro grande strumento del Tai Chi Chuan è la respirazione. Quasi tutti i testi di Tai Chi Chuan, soprattutto se scritti da orientali, dicono che quando si pratica, il respiro deve essere naturale. Ed è incredibile come quasi tutti i lettori, soprattutto se occidentali, confondano “naturale” con “abituale”. Il respiro, come il corpo, subisce i nefasti influssi delle traversie della vita. Nessuno vive respirando naturalmente. Sbloccare la respirazione è ancora più importante e più difficile che rilassare il corpo. Abitualmente il respiro è contratto, affannato, spesso il diaframma è rigido, bloccato. Con calma e pazienza va reso equilibrato e aperto, affinché fluisca libero e naturale.

Il respiro è strettamente connesso alla sfera emotiva e mentale. Saperlo mantenere calmo e profondo significa rendere più calma anche l'attività del pensiero. Al contrario, quando si è tesi o arrabbiati, il respiro diventa corto, affannato, contratto. Interagire sul respiro significa modificare la condizione fisica emotiva e mentale. Ma non solo. Il respiro, insieme al cibo, è anche il veicolo attraverso il quale assorbiamo il chi dall'ambiente, lo introduciamo nel corpo e lo diffondiamo all'intero organismo. Ed è soprattutto di questo che si occupa il Tai Chi Chuan, di generare una libera, corretta e potente circolazione di energia nell'organismo.

Ecco perché nella pratica del Tai Chi Chuan è di fondamentale importanza il respiro. Senza la corretta respirazione i suoi movimenti sono vuoti, è solo ginnastica. Nei “Classici del Tai Chi Chuan”, si legge che “il chi segue la mente, il corpo segue il chi ”, e anche che il chi si accumula nel tan tien grazie alla focalizzazione mentale e guidando il respiro in basso, nel tan tien, attraverso particolari tecniche. Allora, in un corpo rilassato, pensieri ed emozioni ridotti alla calma, la mente cosciente concentrata nel ventre, attraverso opportuni movimenti e la corretta respirazione abbinata, l'energia inizia a circolare in modo libero e pieno in tutto il corpo, vivificando l'intero essere.

Il praticante a questo punto non è più un insieme di parti disarmoniche tra loro, pieno di tensioni e immerso in ogni genere di pensieri. Si muove in armonia cosciente di una reciproca interazione con l'ambiente e le persone che lo circondano, nutrendosi consapevolmente di quella stessa energia che vivifica ogni cosa intorno a lui. Con la crescente consapevolezza che quella stessa armonia potrà influenzare in modo armonico tutta la sua vita e i suoi rapporti, in famiglia, sul lavoro, le amicizie.

Francesco Pagliari

Nel momento in cui si riesce a conservare una buona concentrazione durante la pratica, si può iniziare anche ad osservare un altro aspetto fondamentale dell'esistenza di ogni essere umano: la sfera emotiva, intesa come insieme di stati d'animo, sensazioni o vere e proprie emozioni. Questa dimensione è molto potente e generalmente gestisce gran parte della vita di ognuno. Solo che normalmente viene subìta, cioè non esiste alcuna possibilità di interagire con ciò che si genera dagli stati emotivi che si sperimentano, né tanto meno si è consapevoli di come e perché si vive una condizione piuttosto che un'altra. E va bene se tali stati sono di carattere positivo, che influenzano positivamente la vita. Ma spesso ci si ritrova a vivere stati negativi, molte volte senza neppure riuscire ad individuare una valida motivazione e mai la causa reale. Rabbia, paura, insoddisfazione, senso di inferiorità ecc., sono una fonte incredibile di dispersione di energia.