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Discipline formative: approfondamenti sulle discipline trasmesse dall'istituto.


L'Istituto per l'Evoluzione Armonica dell'Uomo è da sempre molto attento a tutti i percorsi formativi che possono favorire una maggiore comprensione di se stessi e della vita. L'articolo seguente espone il modo in cui, un certo tipo di esperienza teatrale, può contribuire allo studio delle tipologie umane e trasformarsi in una forma di affascinante ricerca personale. Chi fosse interessato alla sperimentazione della recitazione secondo i canoni antichi, può chiedere informazioni direttamente alla segreteria dell'Istituto.

Crediamo sia cosa assodata, oggi, l'indubitabile fascino che il cinema esercita universalmente. Si tratta di una magia che ha conquistato ogni cultura, uniformandone in qualche modo il linguaggio: stili differenti – certo –, scuole con una tradizione affermata in appena poco più di un secolo di storia, ma sicuramente, in tutto il mondo, la magia di una sala buia in cui prende vita una storia fatta di luce proiettata su uno schermo è dovunque la stessa.

Un linguaggio fatto di ritmo, inquadrature, campi e controcampi, raffinatissima fotografia, suono e colore; il tutto ravvivato da effetti speciali in grado di rendere reali i più impervi voli della fantasia. Una tecnica assurta ad arte in poco meno di un secolo, entrata a buon diritto nell'immaginario collettivo, fino a diventare “cultura”.

Chi infatti, nella vita, non si è mai trovato a ripetere una frase “celebre” di un film, oppure a identificarsi in eventi particolarmente intensi ed emozionanti vissuti sullo schermo e trasportati a forza nella vita quotidiana?

Addirittura, certi personaggi immaginari del grande schermo hanno preso talmente forza da divenire a tutti gli effetti “reali”, entrando a pieno titolo nella vita di tutti i giorni, attraverso il linguaggio, i luoghi comuni e – addirittura – i comportamenti.

Persino per gli attori, professionisti consapevoli della finzione che mettono in scena, è talvolta difficile emanciparsi dal personaggio, tanto forte è l'identificazione – nel bene e nel male – che devono sostenere per rendere intensa l'interpretazione. Un problema non nuovo e che non ha a che vedere solo con la messa in scena cinematografica.

Infatti, in fondo, il cinema non è che la trasposizione in chiave moderna di una magia assai più antica – quella del teatro – che ha, fin dall'inizio, spinto l'uomo a rappresentare se stesso, seguendo l'insito desiderio di raccontare, di raccontarsi… ; un'attitudine nata dalla paura dell'ignoto che lo avvolgeva ogni notte – una sorta di catarsi per affrontare l'angoscia attraverso la rappresentazione della vita – e sempre più perfezionata, nel tempo, fino ad essere elevata ad arte elegante e raffinata: la capacità di estraniarsi e al tempo stesso di aderire a un personaggio esistito veramente o immaginario. Con il vantaggio, tra l'altro, di potercisi identificare senza remore etiche né conseguenze dannose.

In questo senso, fin dall'antichità, il teatro ha svolto la duplice funzione di rappresentare a un pubblico la metafora della vita reale (permettendone una lettura più disincantata, in senso comico, drammatico o didattico) e, contestualmente, di fornire all'attore la possibilità di un'introspezione del tutto particolare. Un'osservazione di sé attraverso un personaggio dichiaratamente “altro da sé”, cosa che permette di esaminare emozioni e pulsioni universali, a volte tanto forti da essere normalmente “censurate” e non vissute.

Noi dell' Istituto riteniamo che attraversare l'esperienza del “teatro” sia di notevole importanza per tutti, soprattutto per chi desideri seriamente affrontare la propria esistenza e risolverla sino in fondo, sciogliendo una volta per tutte inibizioni, precarie convinzioni o considerazioni. Un percorso completo – e soprattutto fortemente esperienziale – in grado di far giungere, in modo concreto, a una libera e armonica capacità di esprimersi, cioè di far fluire consapevolmente ciò che sente giusto e vero, da dentro a fuori di sé, per poi trasferirlo intorno, nella propria sfera di influenza, nella società e nel mondo.

L'arte del teatro rappresenta uno strumento straordinario di indagine. Occorre innanzitutto imparare a “ riempire lo spazio” – a “dare peso” e utilizzare il vuoto come se fosse una cosa viva –, uno spazio che non va semplicemente “riempito”, ma piuttosto “posseduto”, fatto proprio, inglobato nella propria esperienza stessa.

Occorre poi un lavoro accurato sul corpo (lo strumento che agisce in quello spazio), imparando a controllarne il movimento, i dettagli che lo rendono espressivo, le “pose” che caratterizzano emozioni e delineano ogni personaggio, sulla scena come nella vita.

Ciò porta alla scoperta dell'intima relazione tra fisicità ed emozione, e permette di controllare (e studiare) quest'ultima attraverso tecniche di movimento, soprattutto, di respiro. Un respiro che serve a trasformare l'emozione e a dargli espressione anche attraverso il suono e il tono della voce: il mugugno, il pianto, il riso, l'urlo, e infine il linguaggio, attraverso le parole. Parole che hanno un peso, una forza, una musicalità, un ritmo e una onomatopeia primordiali, una radice profonda, e infine… anche un senso.

Tra corpo ed emozione, si giunge così alla scoperta del ritmo – i cosiddetti “tempi teatrali” – che è l'elemento forse più importante dell'espressione, poiché tiene conto anche dei “vuoti”, delle pause, del linguaggio analogico, del fluire di una comunicazione che viene colta dalla parte destra del cervello, regno dell'intuizione e del­l'istinto. Il ritmo è tutto: determina la comicità o la drammaticità di un evento, è in grado di “catturare” il pubblico e farlo interagire nella rappresentazione stessa con tutta l'energia della propria identificazione.

Corpo, emozione, ritmo – in una parola: azione. E il termine “azione”, appunto, costituisce la chiave di volta dei segreti della recitazione.
Edmund Burke ha scritto nel Settecento: «Perché il male trionfi è sufficiente che chi opera per il bene rinunci all'azione».

Infatti. Avere coraggio significa non aver più paura della sofferenza, dell'in­differenza, della solitudine, delle menzogne. E questo tipo di coraggio porta inevitabilmente a “cambiare”.

Il cambiamento è il vero segreto da scoprire all'interno della nostra vita: chi sa cambiare è finalmente libero. Cambiare non significa “perdere”, significa, al contrario, conservare dentro di noi , per sempre, ogni minuto, ogni istante della nostra esistenza, per poi poterlo trasferire, ogni volta che serve, alla situazione che si presenta – nuova – davanti a noi. Non per tentare di riprodurlo uguale ma, al contrario, vivificato dall'esperienza di un inedito momento di vita, in quanto la realtà si manifesta sempre nuova e diversa.

Proprio come non è possibile vivere un respiro identico a un altro, così ogni evento va considerato nuovo e irripetibile e come tale interamente vissuto, sempre più arricchito dell'esperienza che ci portiamo dal passato. Quel passato che, invece, normalmente ci pesa, ci frena e rende impossibile ogni nostro tentativo di andare verso la creatività, verso la vera azione .

Lo scoprirsi eleganti e armonici ci dà la possibilità creativa di guardare alla nostra vita con maggior chiarezza ed entusiasmo, lasciando una scia di profumo che affascina e trascina gli altri in sempre maggiori emozioni positive e di piacere.

Esattamente come fa un vero attore che, schivo dentro di sé, lascia trasparire solamente il personaggio sulla scena e lo anima di nuova luce, lo fa brillare ogni volta, e così lo rende libero di parlare, di ridere, di amare, affinché tutti lo ascoltino e se ne sazino totalmente.

Alla fine, egli sarà felice, appagato, ma la sua energia avrà preso nuove strade dentro il cuore e la mente di ognuno di noi.

Walter Ferrero

Il cinema non è che la trasposizione in chiave moderna di una magia assai più antica – quella del teatro – che ha, fin dall'inizio, spinto l'uomo a rappresentare se stesso, seguendo l'insito desiderio di raccontare, di raccontarsi… ; un'attitudine nata dalla paura dell'ignoto che lo avvolgeva ogni notte – una sorta di catarsi per affrontare l'angoscia attraverso la rappresentazione della vita – e sempre più perfezionata, nel tempo, fino ad essere elevata ad arte elegante e raffinata: la capacità di estraniarsi e al tempo stesso di aderire a un personaggio esistito veramente o immaginario. Con il vantaggio, tra l'altro, di potercisi identificare senza remore etiche né conseguenze dannose.