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Kundun è un film storico; traccia il percorso di Tenzin Gyatso, attuale Dalai lama del Tibet, dalla sua nascita, al tragico evento dell’invasione cinese in terra tibetana, voluta da Mao Tse Tung (1950).
È un film forte, magistralmente interpretato e ottimamente diretto da Scorsese. A prescindere dalle sue connotazioni storiche (da non dimenticare mai il completo disinteresse del democratico Occidente dinanzi alle disperate richieste d’aiuto del popolo tibetano, rappresentato dal suo Dalai Lama), la pellicola riesce a comunicare alcuni rilevanti aspetti del Buddismo tibetano.
La tradizione presentata è da catechismo, nel senso che non rivela nulla della profondità degli aspetti iniziatici ed esoterici del Tibet antico. Tuttavia, la scenografia e la scelta – ricca di sfumature – di come presentare un soggetto così complesso, riescono a comunicare, fra le righe, più di quanto non facciano le parole e la storia in sé.
Meraviglioso l’incontro fra il Dalai Lama e Mao Tse Tung, per ciò che la regia sa raffinatamente suggerire, della natura di entrambi. Splendida anche la descrizione del rapporto di profondo rispetto, esistente fra il piccolo Tenzin Gyatso e i suoi maturi educatori, e di come il rispetto e l’amore non cessino mai di intrecciarsi nel percorso di crescita di colui che dovrà regnare sul Tibet.
In questo pazzo mondo, in cui tutto è consumato ed eliminato rapidamente, Kundun è un film datato. Conviene acquistarlo prima che scompaia da ogni catalogo (accade con molti film, a prescindere dal loro valore). È una pellicola da tenere nella propria cineteca.
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