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Vita e società : articoli di approfondimento.


"Onora il tuo Corpo, che è ciò che ti rappresenta nell’Universo. La sua magnificenza non è casuale. E’ la struttura attraverso la quale devi svolgere il tuo lavoro, attraverso la quale parla lo spirito e lo spirito dello spirito. La carne e lo spirito sono due fasi della tua realtà nello spazio e nel tempo. Chi ne ignora una cade in confusione.". Così è scritto in un antico testo sumero, La Sacra Scrittura dell’Alleanza. Da tale assunto si evince che in qualunque tempo interessarsi dell’individuo ha significato interessarsi di tutte le sua parti, non come se queste fossero componenti separate tra loro, bensì facenti parte di un’unità funzionale per l’equilibrio e la piena espressione della quale è necessario che dette parti siano integrate tra loro e intercomunicanti.

Ma in molti periodi della storia dell’uomo ci si è rivolti a spiegazioni e meccanismi che tendevano a semplificare e quasi ignorare la complessità della macchina umana. A più riprese si è infatti cercato di limitare la ricerca di qualcosa di più profondo di ciò che si può osservare, smontare e in parte sostituire come se ciò che possediamo, e quindi dobbiamo seguire e curare, fosse solo ciò che appare e non vi fosse nulla d’altro. In molti periodi la speculazione e l’attività scientifica si sono trovate di fronte queste difficoltà.

Quando due secoli or sono apparve, per la geniale intuizione e l’eccezionale sforzo conoscitivo e creativo del suo fondatore, il Dr. Samuel Hahnemann, l’Omeopatia come scienza della guarigione, nel mondo i medici si dibattevano tra purganti e salassi e una tale possibilità non fu osteggiata, ma vista come un reale aiuto che si affiancava alle cure esistenti e quindi fu benvenuta.

Quando successivamente le scienze fisiche acquisirono conoscenze e strumenti di lettura della realtà che l’omeopatia non possedeva, cominciò la separazione, poiché quella parte della scienza che si permetteva di usare detti strumenti di indagine, decise, sulla base della oggettività che questi mezzi esprimevano, di mettere al bando quelle teorie o pratiche che non potessero essere comprovate attraverso quegli stessi strumenti, e queste di conseguenza furono degradate al ruolo di ciarlataneria.

Così è stato sin quasi ai giorni nostri, col risultato che un numero molto alto di persone di tutte le classi sociali ha fatto e fa sempre più ricorso all’Omeopatia perché il metodo della scienza accademica, forte delle sue presunte certezze e ossessivamente attenta a dare definizioni ed etichette precise a ogni manifestazione morbosa, ha perso di vista l’uomo, l’intero individuo, quello che la Medicina moderna smonta e rimonta come una macchina, che però non funziona così bene come l’ottimo assemblaggio dei pezzi farebbe credere. Torniamo alla verità contenuta nell’antico testo sumero. Occuparsi della malattia e non preoccuparsi dell’individuo è stata la strada intrapresa dalla medicina accademica, e già da un po’ le menti più illuminate tra gli allopati hanno fatto autocritica e riconosciuto la deriva.

Mai questa leggerezza potrà interessare l’Omeopatia, perché questa, che ha tutti i diritti di essere riconosciuta Scienza, si basa sempre, solo, esclusivamente sull’intero mondo fisico, emotivo, mentale, espressivo dell’uomo. Ogni cosa che succede, sul piano della corporeità, come su quello dei pensieri, delle emozioni, ogni reazione a situazioni interne o esterne, determinano delle necessità di “adattamento” sulle altre parti che compongono un individuo. Necessità diverse da persona a persona, e tali da rendere ciascuno di noi unico nella creazione, meravigliosamente unico: basterebbe rendersi conto di questo per renderci felici tutta la vita! Hahnemann giunse a questa conclusione attraverso l’osservazione.

Raccolse infatti un buon numero di dati che permettevano di comprendere come una sostanza che procurava segni fisici, emotivi e mentali, era essa stessa, opportunamente trattata, in grado di riportare lo stato di salute nell’individuo che presentava spontaneamente quegli stessi sintomi. Non pago di questo, iniziò una vera e propria sperimentazione, e la sviluppò , unico caso nella storia della medicina, sull’uomo sano, cosa che non era mai avvenuta né si è mai ripetuta, altro dato che rende particolare e irripetibile questa Scienza. Somministrò a un certo numero di soggetti, che inizialmente era costituito dallo stesso Hahnemann e dai suoi collaboratori, una sostanza e ne studiò gli effetti sui vari piani, da quello fisico a quello della personalità, poi riportò attentamente tutti i risultati che erano comparsi con una certa frequenza e intensità in un registro che teneva a disposizione durante le visite,per confrontare questi dati con i sintomi che i malati gli riferivano, cercando la maggiore similitudine possibile tra il modo di presentarsi di una malattia in un dato soggetto e la sostanza che poteva aver prodotto questi stessi segnali nello sperimentatore.

Quella sostanza che presentava queste caratteristiche di similitudine era quella che, diluita e dinamizzata, cioè “rinforzata” da particolari scuotimenti che tecnicamente vengono chiamati successioni, permetteva al soggetto di riguadagnare la salute. Altro elemento fondamentale era che la sostanza studiata all’atto della sperimentazione non fosse mescolata ad altri medicamenti, era cioè considerata da sola, come tale, per meglio valutarla, senza interferenze. Così anche la sostanza somministrata per la cura era data come unico rimedio. Da questa pratica deriva il termine di Omeopatia Unicista, basata cioè sulla somministrazione di un unico Rimedio. Nel tempo si sono venute sviluppando strategie curative con farmaci prodotti con modalità simili a quelle dei medicamenti omeopatici, ma usate in modo diverso, mescolando più prodotti assieme e ottenendo anche risultati, ma in modo non conforme alle istruzioni del fondatore e soprattutto non godendo affatto di tutti gli effetti possibili sui vari piani dell’individuo che solo la modalità unicista permette.

Lo studio di detti piani passa attraverso uno scambio tra il terapeuta e il paziente che deve essere molto stretto e profondo, tale da consentire un’apertura sia da parte di chi espone i suoi problemi e deve mettersi a nudo, sia da parte del terapeuta che deve fare dell’ascolto attento e della assoluta assenza di giudizio, nel senso di essere umanamente solidale, ma senza sfumature di parte, qualunque cosa emerga dall’incontro. Il feeling, come si dice oggi, è senz’altro un vantaggio nell’accelerare i tempi di avvicinamento tra chi deve parlare di sé, offrendo all’ascoltatore il massimo impegno nel riferire il più fedelmente possibile tutto quello che si sente di esporre, e tra chi ascolta, il cui intento è quello di assumere il dato così come riferito senza minimamente manipolarlo.

Il Medico Omeopata è a questo punto messo in grado di iniziare la sua ricerca del medicamento simile, anzi il target è il cosiddetto simillimum, cioè non un farmaco che potrebbe essere utile, ma il farmaco che per eccellenza è in grado, sulla base dell’esperienza derivata dalla sperimentazione e dalle osservazioni cliniche, di portare a guarigione completa, stabile, duratura la persona sofferente. La strategia del Rimedio simile differisce dall’impostazione della medicina farmacologia moderna, che invece utilizza la strategia dei medicamenti”contrari”, cioè che oppongono un’azione contraria a quella che l’organismo sta sviluppando, per esempio si somministra un antifebbrile quando si alza la temperatura o un antiipertensivo quando si eleva la pressione arteriosa. Anche in questo caso il maestro Hahnemann aveva ben osservato un particolare di cui non si tiene mai conto: quando succede qualcosa o una sostanza o un’energia produce un effetto sul nostro corpo o sulla nostra sfera emotiva o mentale,e si hanno in definitiva quelli che chiamiamo sintomi, immediatamente nel nostro corpo avviene una reazione, detta primaria, che è l’effetto diretto di quello che ha agito su di noi, dopo di che segue una reazione, chiamata reazione secondaria che è prodotta dal nostro sistema difensivo per opporsi a ciò che sta accadendo. Quindi va compreso che il corpo stesso dispone delle difese per opporsi.

Se alza la pressione arteriosa è perché in quel momento in quel determinato soggetto quella è la condizione necessaria per bilanciare ciò che sta accadendo, è cioè la migliore risposta adattativa che poteva essere messa in atto. Va altresì tenuto presente che , oltre alla difficoltà di cercare la causa di tutto quel che avviene, vi è anche la possibilità che il sistema si ammali e non dia più risposte adeguate nei tempi e nei modi. Il meccanismo invece del medicamento omeopatico è tale da dare al soggetto la sostanza che più di ogni altra produrrebbe esattamente i sintomi che la persona presenta, creiamo cioè una sorta di malattia artificiale, ma più forte di quella originale, naturale. Perché facciamo questo? La risposta è contenuta in un’altra fondamentale osservazione di Hahnemann che comprese come due malattie simili nel corpo non possono coesistere perché la più forte sfratta la più debole. Allora se creiamo una malattia identica a quella esistente alla quale va a sovrapporsi, per il fatto che non possono coesistere assieme, quella più forte spiazzerà quella naturale più debole, ma dal momento che la più forte è destinata a scomparire perché da noi creata artificialmente, quando se ne andrà lascerà il campo sgombro da malattie e la salute avrà ripreso il suo corso naturale.

Tutto questo, nato duecento anni or sono dal parto di una mente geniale , è tanto semplice e intuitivo, quanto complicato. Infatti a tutt’oggi non abbiamo strumenti adatti a spiegare un fenomeno che non può essere negato dal momento che è scientificamente riproducibile, cioè se si seguono le regole dettate si ottiene matematicamente il risultato, ma la necessità di individualizzare al massimo livello la scelta del medicamento, diversamente da come succede nei protocolli terapeutici di tipo farmacologico, rende la ricerca della cura omeopatica il più interessante mix di conoscenza, attenzione, osservazione, e in definitiva la più alta espressione di ars medica che esista ai giorni nostri.

Dr.Gaetano Amorati. Medico-chirurgo, specialista in Idrologia Medica e Omeopata

La tendenza al sonno non necessariamente corrisponde al reale bisogno di ricarica: abbiamo già visto come la sonnolenza intervenga in stati di noia, di forzatura di un’attività di concentrazione o, spesso, come tendenza alla “chiusura” nei confronti di una vita che ci fa soffrire. In questi casi, naturalmente, è più utile un intervento sulle cause reali, piuttosto che la fuga nello stato di sonno: non vi troveremmo alcun sollievo, ma solo un rimandare - ad altro momento - il ripresentarsi dello stesso problema. In secondo luogo, sottolineiamo quanto non esista una regola univoca su condizioni e tempistiche relative al sonno: ci sono individui che necessitano di poche ore e altri che hanno bisogno di lunghi periodi; alcuni riposano meglio nelle prime ore della notte, altri negli orari che precedono e seguono l’alba, e altri ancora beneficiano di brevi momenti di sonno profondo durante il giorno, magari per prepararsi a occasioni particolarmente impegnative.