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Ringraziamo Alessandro Bergonzoni per la concessione del presente articolo.


Non potrei mai accontentarmi di avvicinarmi a malattia o malato, facendomi bastare la così detta speranza, troppo travisata, mal interpretata, confusa, di comodo, e divenuta ormai un sostitutivo per chi non vuol sapere vedere chiedere scavare. Alcuni incontri e testi mi hanno aperto gli occhi della mente e non solo (Rudolf Steiner, Leon Renard sul cancro, Dahlke su malattia e destino, Cesare Boni su morte e anima, Mario Azzoni sul cercare oltre).

Malattia da combattere, vincere? No grazie, la salute non è calcio, classifiche, squadrette, tattica di guerra, geo-economia delle finanze del mondo; la malattia va avvicinata inglobata penetrata, poi tradotta interpretata trasformata. Non penso alla colpa, al peccato o ad altri concetti manicheistico-punitivo-pedagogici; quando penso alla parola“interpretare” intendo autoauscultarsi, cercare blocchi d'energia, anomalie della propria storia vitale naturale interiore e altra; i cambiamenti che non vogliamo ma che dobbiamo fare, l'inaccettato al confronto con l'inaccettabile, il credere questo solo una calamità inutile; ritmo d'anima interrotto, che invade il corpo e la sua chimica, ma che non c ' entra solo con la chimica.

Non si può solo vedere sfortuna, statistica, genetica, casi in percentuale. La malattia è il corpo che parla (anche e soprattutto al curante e al sano, come “ammalabili” coinvolti e non solo condividenti!); è la “non voce” più forte che c'è, un qualcosa che vuol traslocare e non sappiamo dove e perché; è segno, senso, allarme, mutazione, bisogno, sogno irrealizzabile, frustrazione subliminale, inconscio, la faccia delle paure che non vogliamo avere n é guardare, e quindi preferiamo rompere gli specchi (ci ammaliamo), piuttosto che rischiar di vedere.

Prima di estirpare, combattere, vincere la malattia, ci sono da perlustrare le sue radici e il suo humus, coscienza delle conoscenze, e non conoscenza della sola scienza. Al medico chiedo non di dirmi o no la verità, ma di darmi le possibilità di interpretazione, lettura e traduzione dal conosciuto allo sconosciuto, dal presunto al desunto; non interessa solo cura e guarigione (non connaturate o connaturabili), vorrei sapere dell'idea di sano come armonia, sè, il più larga-mente, profonda-mente, diversa-mente, non pregiudizial-mente.

Prima l'uomo e poi la malattia: il sono prima che il sano! Invertire tale ordine porta l'attenzione sul sintomo non sul problema.

Prima di pietas, pazienza, altruismo, genetica, mestiere, ambiente, umanità, tecnica, in campo metterei l'essere, l'occultato, il metafisico, il recluso, l'indicibile, la trascendenza dell'essere malati. Un tumore non è un tumore ma, quella persona con quel tumore; il coma non è un coma, ma il coma di quell'uomo; mai sarà lo stesso di un altro (un figlio nato lo stesso giorno, con lo stesso nome di un altro, gli è forse eguale?).

Da questi presupposti arrivo a un'idea di volontariato, di testimonial: non beneficenze tout court, ma lo spingersi dentro quell'aurea degli “altri noi”, fino ai perché di tutti (malati e non), credendo nelle medicine, non nella medicina da una parte, e tutto il resto dall'altra; credendo nell a filosofia, antroposofia, in chi fa del pensiero non solo risoluzione, ma analisi costante e libera a 360°. Si tratta di “salute totale” non di preferire una specializzazione ad un'altra, una teoria contro l'altra, l'esperienza più esperita.

Prima dell'ufficiale dimostrabilità, mi piacerebbe vedere in chi tratta malattie, la disponibilità a conoscere il possibile, curando preconcetti, guarendo dalle sicurezze infettive ereditarie e categoricamente troppo di categoria.

Alessandro Bergonzoni

Prima di estirpare, combattere, vincere la malattia, ci sono da perlustrare le sue radici e il suo humus, coscienza delle conoscenze, e non conoscenza della sola scienza. Al medico chiedo non di dirmi o no la verità, ma di darmi le possibilità di interpretazione, lettura e traduzione dal conosciuto allo sconosciuto, dal presunto al desunto; non interessa solo cura e guarigione (non connaturate o connaturabili), vorrei sapere dell'idea di sano come armonia, sè, il più larga-mente, profonda-mente, diversa-mente, non pregiudizial-mente.

Prima l'uomo e poi la malattia: il sono prima che il sano! Invertire tale ordine porta l'attenzione sul sintomo non sul problema.